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Pastorale carceraria 4Prendo spunto da un articolo del confratello d.Paolo Gatti, cappellano del carcere Genova - Marassi, pubblicato sulla rivista “La Pastorale Carceraria”. "E’ una parrocchia tutta particolare con la sua chiesa in cui si celebra regolarmente l’Eucaristia cui, però ben difficilmente potete partecipare (e in fondo è meglio così)". Nella Parrocchia–che–non-c’è non ci sono bambini e ragazzi, con tutte le attività correlate, non c’è gruppo famiglie, non si celebrano abitualmente né battesimi, né matrimoni e nemmeno funerali. Il prete (che adesso sarei poi io), è contento se i parrocchiani diminuiscono e, quando qualcuno lascia la parrocchia e si trasferisce altrove, spera sempre di non riaverlo più nel piccolo gregge dei suoi fedeli. La Parrocchia–che-non-c’è non è censita sugli annuari e non la trovate indicata nella guida telefonica: eppure non è invisibile, probabile che le siate passati accanto, transitando per Via Pietro Pellegrini, volgendole uno sguardo distratto. Pur avendo frequentato anche precedentemente il carcere, quando nel 2003 il Vescovo mi nominò cappellano, iniziò per me la scoperta di quella realtà nascosta che è il carcere; e mi accorsi davvero, anche per me parroco del territorio, che fino ad allora era stata una Parrocchia-che-non–c’era. Possiamo continuare a far finta che questa realtà sia ancora "la parrocchia che non c’è" ? Le “Parrocchie che ci sono", se desiderano conoscerla da vicino, magari col parroco e una decina di parrocchiani, potrebbero venire a celebrare la s.Messa del Sabato alle ore 16; mi contattino e ci organizzeremo per i permessi. Lascio ai confratelli e ai lettori questa riflessione. Il Parroco.  

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