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IL CAMMINO A MASSA FESTEGGIA LE NOZZE D’ARGENTO di Geppe Nicotra Vita Apuana 26 aprile 1998 Veglia Pasquale 2013 31 marzo 2013 065“Nella mia parrocchia ho provato in diversi modi, ma non tiene nulla: proviamo anche questa!”: con queste parole disincantate dette nella primavera del 1972 da don Giuseppe Cipollini, parroco della “Madonna Pellegrina” a Massa, ad una coppia di sposini, Geppe e Valeria, approdati da qualche mese a Massa per motivi di lavoro, inizia la storia del Cammino Neocatecumenale nella nostra Diocesi. Questa esperienza noi l’avevamo conosciuta a Roma e proseguita a Firenze: dopo aver girovagato per varie altre esperienze ecclesiali, questa ci aveva attratto perché non proponeva una spiritualità particolare ma di andare all’origine del nostro essere cristiani, alla riscoperta del battesimo ricevuto da bambini, non da soli ma assieme a quelli che il Signore aveva convocato ad una catechesi per adulti (e la parola “Chiesa” non significa proprio “convocazione”?), proprio come duemila anni fa, come ci raccontano i Vangeli, chiamata e sequela, “vieni e vedi” (Gv 1,39). Erano quelli i tempi del ’68, dell’Isolotto e delle comunità di base, e parlare di comunità era un po’ rischioso. A quell’incontro ne seguirono altri ed, infine, la richiesta di una catechesi alla comunità più vicina. E vennero “i fiorentini”, un parroco e due laici che, per due sere la settimana, da metà novembre a metà gennaio, combattendo contro la nebbia e il sonno, ci portarono gratuitamente quell’annuncio che gratuitamente avevano ricevuto e che li aveva messi in cammino anche da Firenze a Massa. Eppoi, quel 14 gennaio 1973, quando, in quell’incantevole Bocca di Magra, quanti avevano partecipato alle catechesi (poco più di una ventina) si dissero pronti ad iniziare questo cammino di fede, in fondo scommettendo solo sulla fedeltà di Dio. Chi ha creduto a quella scommessa è ancora lì dopo venticinque anni. Perché solo il Signore è stato fedele: noi con i nostri caratteracci, le nostre liti, i nostri peccati, avremmo mandato all’aria tutto nel giro di qualche mese! Di nostro, in effetti, in questa “impresa”, se togliamo i peccati, abbiamo messo proprio poco: la frequenza alle celebrazioni settimanali. Ma, in cambio di questo poco, che ricchezza! L’evangelista Giovanni direbbe “grazia su grazia”: poter ascoltare la Parola di Dio e sentirla fresca, attuale e concreta come coloro a cui era indirizzata dal Signore; le celebrazioni penitenziali come tante tappe in questo cammino irto di pericoli, in cui fermarsi per poter ritrovare e riprendere la direzione smarrita; l’eucarestia settimanale non più come un pesante obbligo, ma come la sospirata sosta dove finalmente ci si riposa dalle fatiche, si riceve una illuminazione sulle vicende del nostro peregrinare e si assaggia un boccone d’immortalità per riprendere con vigore il cammino. E tutto questo in una profonda esperienza comunitaria, che non è programmata a tavolino ma puro dono del Signore che, attraverso il carisma neocatecumenale, offre un concreto aiuto alla Chiesa di questa generazione, in ordine alla sua missione: “Lo sviluppo della comunità ecclesiale – affermava il Papa, mercoledì 24 giugno ’92 – non dipende unicamente dall’istituzione dei ministeri e dei sacramenti, ma è promosso anche da imprevedibili e liberi doni dello Spirito, che opera anche al di là di tutti i canali stabiliti”. Ecco, allora, dopo venticinque anni, che anche noi come quel lebbroso, di cui parla il Vangelo di Marco (1,40-45), a testimonianza di quanti leggeranno queste righe, non possiamo tacere i fatti di cui siamo stati spettatori “a lode e gloria della sua grazia” (Ef 1,6). E, innanzitutto, le grazie personali: la ricostruzione e il sostegno giornaliero al nostro matrimonio, altrimenti e come tanti altri destinato al fallimento; la possibilità di una famiglia numerosa, inizialmente ritenuta insostenibile e inaccettabile; gli aiuti concreti nelle quotidiane necessità esistenziali (casa e lavoro, nutrimento e vestiario); e, non ultimo regalo, la chiamata singolare alla missione come famiglia a servizio della “nuova evangelizzazione”, che ci ha portato a vivere otto anni in Germania l’esperienza incredibile che il Signore ci aveva riservato lassù. Ma quali sono stati i frutti nella nostra Diocesi di quella catechesi, di quella “stoltezza della predicazione” (1Cor 1,21) che venticinque anni fa ci annunciò la vittoria di Cristo sulle nostre morti? Lungi da noi il tentare di fare un censimento: se il Signore in tutti questi anni ci ha regalato la possibilità di essere suoi testimoni e banditori della “buona novella”, non siamo in grado di poter dire quanti (e non sono pochi), partecipando alle catechesi e non continuando poi il cammino, hanno avuto la possibilità di incontrarsi seriamente con il Signore, anche se è vero quanto dice il profeta Isaia (55,11) che la parola della predicazione porta sempre frutto. E cosa dire dei tanti matrimoni che sono stati ricostruiti e rinsaldati, o delle maternità accettate andando controcorrente, o dei giovani che rinunciano alle tante liturgie del sabato sera per partecipare all’unica vera Liturgia, o come parlare di Vincenzo, morto di Aids, felice per aver rivissuto in prima persona la parabola del figliol prodigo? Possiamo però anche citare qualche cifra: nella sola città di Massa, in questi venticinque anni la potenza del kerigma ha messo in cammino oltre trecentoquaranta fratelli in dodici comunità, presenti in cinque parrocchie. All’interno di queste comunità sono presenti circa sessantasette coppie con duecentoquattordici figli: di questi, quarantaquattro hanno partecipato a loro volta alle catechesi e sono entrati in una comunità neocatecumenale. Nelle dodici comunità sono presenti cinquantadue giovani di età compresa tra 13 e 25 anni. Tra coloro che, in seguito alle catechesi, hanno iniziato un cammino di fede, diciotto hanno detto che non frequentavano per niente la chiesa, mentre un numero imprecisato ha affermato che anche se era praticante, di fatto si sentiva spiritualmente lontano. Attualmente tre fratelli stanno servendosi del cammino neocatecumenale come catecumeni, in quanto non ancora battezzati. Dal cammino sono sorte attualmente due vocazioni, una al diaconato e un’altra al presbiterato, mentre circa cinquanta sono i membri delle comunità impegnati nella pastorale parrocchiale, sia come catechisti per la pastorale sacramentale sia per l’assistenza agli infermi quali ministri straordinari. Ma le cifre non possono rendere conto delle conversioni profonde operate nelle persone dalla sintesi tra Kerigma, Morale (o cambiamento di vita) e Liturgia, tipica del Cammino Neocatecumenale, con cui il Signore sta gestando alla fede questa generazione. E il cuore ci si riempie di gratitudine, ricordando gli innumerevoli piccoli e grandi miracoli di pazienza e di misericordia, con cui la fedeltà del Signore ha costellato le nostre esistenze di giorno in giorno, di settimana in settimana, di pasqua in pasqua . Davvero, con il salmista, non possiamo che esclamare: “Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio, quali disegni in nostro favore: nessuno a te si può paragonare. Se li voglio annunziare e proclamare sono troppi per essere contati.” (Sal 40,6).

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