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Saluto di Mons. Aldo Forzoni, Vescovo di Apuania, intervenuto sabato 20 settembre alla prima convivenza dei catechisti e responsabili della Toscana, tenutasi a Villa S. Maria in Marina di Massa dal 17 al 21 settembre 1975 e condotta da Giampiero Donnini. Vescovo Aldo ForzoniVi saluto modestamente a nome mio come Vescovo della zona nella quale siete oggi ospiti, magari come uno dei vostri. Voi siete fieri e potete essere fieri che la Chiesa è fatta appunto così da Cristo Signore: siete voi per i quali noi siamo vescovi e siete voi con i quali siamo cristiani. Diceva sant’Agostino: “Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”. Il primo titolo mi pone al vostro servizio, il secondo mi dà il conforto del vostro aiuto. Vi vedo come tanti orcioli di olio intorno alla mensa del Signore, come dice il salmo, ma perché si abbia l’olio bisogna che le olive siano scomparse: se non si macerano le olive, se non si frantumano, l’olio non si ha; così pure anche le ostie non si hanno se le spighe di grano non rinunziano alla loro individualità, quando divengono farina e poi pasta, unico pane. Avete sentito dentro di voi, e lo avete poi così bene anche manifestato, questo vincolo di unità che ci fa poi tutti fratelli, nella convivenza sotto il paterno sguardo dell’unico Padre che è Dio; ora questo vincolo, questo motore, questo unificatore, questo Spirito insomma, questo vivificante, che sperimentiamo, che deriva dall’attività, si capisce di Lui, ma deriva anche dalla nostra disponibilità alla propria macerazione, da questo spogliarsi dall’involucro che ci fa chicchi, che poi ci fa esplodere in farina, che ci faceva prima olive e ora ci fa fare soltanto unguento, olio. La Chiesa ha bisogno di questo, perché Gesù ha detto chiaramente che noi siamo sale e il sale non arriva al suo scopo se non quando si scioglie, quando cessa di essere sale e diventa pietanza saporita, diventa terra fecondata; ha detto che noi siamo luce e la luce è una sorgente: il sole ha questo suo modo di manifestarsi e la candela ha il suo modo, ma certo c’è sempre una consumazione per essere poi in grado di dare luce. Siamo lievito e anche il lievito non raggiunge il suo scopo se non quando cessa di essere lievito ed è pane lievitato. Bene, carissimi, continuate il vostro cammino, ma continuatelo come dice la messa di oggi: “Andiamo al Signore con canti di gioia!”, dice il ritornello del salmo responsoriale di oggi, proprio così. E il brano del Vangelo dice che Dio è venuto a noi: “Uscì il seminatore a seminare”, con altrettanta gioia. È un cammino reciproco che dalla croce, vedete, prende il suo avvio: è Gesù che viene, è Gesù che accoglie. Lui viene con gioia da Betlem a Nazaret e alle vie della Palestina, dalla Pentecoste: Lui viene sempre con gioia. Noi andiamo con altrettanta gioia, che non è da confondersi con le barzellette e con le battute spiritose: la gioia deriva dalla felicità sensibile che qualche volta il Signore ci fa sperimentare e poi non ci fa sperimentare più, cara sorellina (si riferisce ad una esperienza ascoltata), ma viene data una volta sola come segno dell’alleanza, basta una volta! Dio sa anche ripetersi, ma ripetersi sempre a modo suo, sempre nella varietà per cui è sempre nuovo. Questa gioia non è quindi da confondersi con la sensibilità del fervore e dell’entusiasmo: è quello stato d’animo, che molti di voi già hanno sperimentato, di sicurezza nella gioia che viene dalla verità posseduta, la gioia che deriva dalla disponibilità a ricevere la verità detta con amore, questo dice l’apostolo Paolo. Che siate davvero molto, moltissimi giovani, anzi tantissimi, tanto giovani: è la prima volta che mi trovo fra gente che è giovane in maggioranza, chi non è giovane è giovanile, mi sembra lo stesso tasto! Veramente faccio sempre la pastorale degli anziani io! Invece di anziani qua ce ne sono, nel senso della maturità profonda della sapienza! Siate davvero la chiesa del domani che già comincia sempre dall’oggi: l’Episcopato ha tanto bisogno del contesto degli uomini. Già che siamo in fase di sincerità, carissimi, anzi direi di ispirazione, se si può usare abusare di questa parola, lasciate che un fratello più anziano vi faccia una confidenza: la Chiesa attraversa uno stato di anemia. Non dico che è dissanguata, dico che è anemica! State attenti, non fatemi dire cose che non ho detto (generalmente mi tacciano di pessimista e disfattista), che è anemica, non ho detto che è dissanguata! È anemica e quando c’è l’anemia nel corpo due sono gli organi che ne risentono per primi: gli occhi e il cuore. gli occhi si annebbiano e il cuore non pompa più con quella energia che dovrebbe avere. Ora nella Chiesa gli occhi e il cuore sono i vescovi e il Papa: quindi, non c’è da aspettarci direttive pastorali sicure, marcate, vibranti quando l’occhio è velato! C’è la verità nella Chiesa, c’è il deposito della verità, della fede, c’è la parola rivelata, c’è il dato rivelato, però nell’applicazione pratica contingente storica non c’è quella chiarezza perché il corpo non è vivo di quella vitalità piena che dovrebbe avere della vitalità di Cristo. Siate voi questa trasfusione di sangue, questo – come lo chiamano oggi – questa fleboclisi che porta un aumento, questa vera e propria energia che viene dal mondo, che il Signore vuole si alimenti con questa convivenza. Non si avrà altra direttiva nel Magistero più vibrata: ed i Vescovi hanno bisogno di questo, come chiunque medico ha bisogno del contesto, ha bisogno del clinico: quindi, date questa capacità! Il Papa ha bisogno di un corpo che sia veramente pieno di sangue e allora palpiterà, perché è un uomo anche lui, l’incarnazione continua ancora: se Gesù non fosse nato da Maria ma da mia mamma, sarebbe come me; nato da Maria, invece, che Dio s’è preparata fin dalla origine, “termine fisso d’eterno consiglio”, perché nascendo da Lei ha avuto una natura umana perfettissima. Ora il mondo, invece, è martoriato, è ferito: il Cristo, che rinasce continuamente, nasce in noi, attraverso noi; anche la parola che voi ascoltate ora è rivestita di me, porta sempre i condizionamenti della natura umana che è corrotta. Ora qui la si perfeziona, è più ricca nel cuore, quindi rinasce anche la famiglia umana. Dà anche Lui maggiori capacità non parlo di capacità qui di mente geniale, marconiana, cristoforocolombiana, non è questo di cui si parla. La Chiesa ha bisogno per i tempi che si avvicinano, che sono già nati, di tanto coraggio: la Chiesa vuota, voglio dire, che nascerà da questa crisi, cari giovani, voi la vedrete la Chiesa vuota nella sua povertà elegante, nella sua semplicità nobile, nella sua mitezza austera, nel suo servizio regale, questa Ester la vedrete, abituati alla Giuditta del medioevo, alla Giuditta di Pio decimosecondo – c’è voluta anche quella – la Ester dei tempi nuovi, la donna del digiuno, che fa affiorare sulla sua pelle non la bellezza di Giuditta che ricorre anche al trucco, ma la femminilità della donna che è sposata ad Assuero, non va da Oloferne il sensuale, va da Assuero lo sposo. Quindi, la Chiesa nuova che sarà molto più bella della Chiesa alla quale dobbiamo tanta venerazione, che ci ha portati al battesimo. Io vi auguro un buon cammino ancora: “Andiamo al Signore con canti di gioia!” e, cioè, l’alleluja che il cero pasquale che avete tenuto acceso poco fa, che è sempre nel nostro cuore e la cui luce è da mandare, sia pure con umiltà ma con tanta e tanta sicurezza, per tutti. Buona continuazione e il Signore vi benedica.

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