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Omelia di S.E. Mons. Eugenio Binini in occasione della Celebrazione Eucaristica del 31/10/1998 vissuta con tutti i fratelli delle Comunità Neocatecumenali della Diocesi Vescovo Eugenio BininiSe non fosse per usare parole alte, mi verrebbe da dire che ho desiderato mangiare questa Pasqua con voi all’inizio di quest’anno pastorale. Sentivo il bisogno di avere attorno a me delle persone che stanno cercando con impegno il Signore, per vivere insieme la Sua presenza, per poterlo accogliere per poterci nutrire di Lui come faremo questa sera. Spero di non avervi disturbato più di tanto, ma era un’esperienza che desideravo potessimo fare insieme, un’esperienza di comunione al di la’ di tutto, e voi avete risposto a questo mio desiderio a questo appello e non so come ringraziarvi. Don Primo Mazzolari, in tempi in cui succedeva abbastanza spesso che magari c’era una “chiesata di gente” ma nessuno faceva la Comunione, il prete solo faceva la comunione perché almeno il prete la doveva fare, scrive in una sua lettera “ Quelle volte che mi capita di essere solo a fare la Comunione, mi sento ancora più caricato di responsabilità perché io sono chiamato a ricevere Gesù anche per gli altri”. Quindi anche noi questa sera accogliamo Gesù anche per gli altri, per tutta la nostra Chiesa, per coloro che nella nostra Chiesa fanno più fatica, per coloro che si sono persi nelle nebbie del dubbio, per coloro che hanno abbandonato la fiducia in Dio e che navigano in acque tempestose. E’ importante che stasera siamo insieme qui a fare Eucaristia, le frecce che indicano il cammino lo ricordava uno di voi all’inizio, le da’ la Parola del Signore queste attitudini che Giorgio Saviane ha definito “la carta costituzionale dell’uomo del duemila”. Sono ormai 20 secoli di storia in cui il cristianesimo si è mescolato alla storia degli uomini e questi 20 secoli hanno smantellato nazioni, imperi, poteri che sembravano indistruttibili ed è proprio adesso in una bufera che il mondo sta ancora attraversando, qualche volta con un brivido agghiacciante se pensiamo a quello che sta avvenendo ancora nel mondo di massacri di violenze di soprusi, noi tutti avvertiamo di essere arrivati ad una svolta: o accettiamo queste indicazioni di vita che sono le beatitudini o rischiamo di soccombere. Allora eccoci qui ad ascoltare Gesù insieme, con fede e con fiducia. Beati i poveri, beati gli umili beati coloro che sono perseguitati e qui salta fuori quella scoperta che non è quotata in banca, del valore della croce, del valore della sofferenza. Non è facile oggi credere a questa parola del Signore, bisogna avere del coraggio per credere che chi è povero è felice nel cuore, è gioioso, che chi è umile non sarà schiacciato ma anzi sopravverrà sugli altri. Eppure questa è la strada che Gesù ci indica mettendosi nella scia del magistero che lo aveva preceduto nelle esperienze soprattutto mistiche dell’ebraismo, Gesù ci dà queste indicazioni di vita: beati, beati perché nella benedizione di Dio, beati non perché abbiano più forza degli altri , perché abbiano più ragione degli altri, ma beati perché sono nella benedizione di Dio. Noi vogliamo essere nella benedizione di Dio, siamo figli di Dio. I due termini benedetti e beati, si equivalgono. Il primo indica di più l’azione di Dio che ci trasforma, che ci trasfigura come avete detto voi, come avete sperimentato voi nella vostra esperienza di cammino, è Lui che ci cambia non sono le nostre forze, le nostre buone intenzioni, i nostri discorsi, è Lui che ci cambia ci fa essere creature nuove con la sua benedizione. Beato indica di più la risposta del cristiano alla benedizione, è il fidarsi, il buttarsi nelle sue braccia e lasciarsi portare da lui. Mi viene in mente l’incontro tenerissimo tra Elisabetta e Maria quando Maria, questa ragazza che si trova in una situazione non solo di disagio ma di pericolo, parte, scappa da casa e fa tanti chilometri perché aveva un’amica, una confidente, Elisabetta, e quando entra nella casa di questa amica cui avrebbe confidato il suo segreto si sente dire “ Benedetta sei tu “ e la stessa Elisabetta dopo dirà “Beata colei che ha creduto nella Parola del Signore”, tra l’altro non dice beata te che hai creduto ma beata colei, beato colui che crede, che ha creduto nella Parola del Signore. E risuona al nostro orecchio la parola di Gesù “ Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli” chi sono le mie sorelle se non coloro che fanno la volontà di Dio. Ed ecco voi che nel Cammino cercate questa volontà, vi rivestite di questa volontà. Ho desiderato fare questa Eucaristia con voi anche per dirvi che noi, se ce ne fosse bisogno, se qualcuno avesse dei dubbi, che noi tutti, la nostra Chiesa crede nella vostra esperienza. E’ iniziata come un Carisma che doveva scuoterci dal nostro torpore, come un pugno nello stomaco nella nostra passività, del nostro perbenismo. E’ stato un sasso gettato in piccionaia ed io sono qui stasera per ringraziarvi anche per la pazienza con cui voi sapete aspettare le lentezze di tanti di noi, perché dobbiamo camminare insieme nella Chiesa, alcune spigolosità reciproche devono essere pian pianino limate alla luce della parola di Dio con una pazienza infinita, perché il vostro cammino è il cammino della Chiesa, la vostra fedeltà agli incontri settimanali, alla preghiera è la fedeltà della Chiesa, perché quello che voi avete sperimentato sono tutti segnali di vita che devono essere vissuti dalla Chiesa, nella Chiesa, da tutti. Dio voglia anche che l’esperienza vostra possa come tale presentarsi in più Parrocchie, ma lasciate che noi ci approfittiamo un po’ di quello che voi vivete per poterlo portare nella nostra programmazione. Abbiamo intuito che non si può rigenerare la Chiesa in un mondo turbato come quello di oggi se non in piccole comunità, e vogliamo farlo, anche in forme diverse, che il cammino della fede sia un riscoprire la Grazia preveniente che Dio ci ha già dato nei Sacramenti, un rivitalizzare questa Grazia o farla affiorare nella nostra vita. Questo che è un cammino catecumenale, deve diventare un cammino per tutti noi ed anche il nostro programma pastorale di quest’anno, come del resto quello che abbiamo fatto negli anni passati, in qualche modo ricalca le tappe di un cammino cateumenale per il popolo intero valorizzando nella ciclicità dell’anno liturgico tutte le potenzialità che ci sono nella nostra Chiesa perché il Cristo emerga come il Risorto come la Vita nuova per tutti. Il valore della Parola di Dio che è centrale nella vostra esperienza torni ad essere centrale in ogni momento della nostra vita di Chiesa, in ogni incontro dei cristiani. Ecco perché questa sera come Vescovo di questa Chiesa sono qui a dirvi grazie perché siete venuti, grazie perché fate l’esperienza che state facendo, grazie perché ci aiuterete a metterci in cammino con la Chiesa verso il Signore. E’ il nostro pellegrinaggio la nostra meta è quella e unica , Dio lo vedremo cosi come Egli è in Paradiso, noi in Paradiso entreremo nel mistero di quell’amore infinito che riempie già da oggi la nostra vita e la sostiene e la illumina, anche in una stanza di ospedale. Mi piace una frase di Alighiero Chiusano, un altro scrittore, mi piace perché dice “ Dio si vergognerebbe di averci dato tante meraviglie se dopo morti ce le togliesse per non darci qualcosa che valga almeno a farcele dimenticare”. Queste meraviglie sono attorno a noi, davanti ai nostri occhi; sono le nostre montagne, è la nostra terra, queste meraviglie siete soprattutto voi cristiani delle nostre Parrocchie che vivono di preghiera, queste meraviglie sono i nostri monasteri. Dio ci farà dimenticare queste meraviglie per darci qualcosa di ancora più grande che ci stupirà ancora di più quando lo vedremo a faccia a faccia come dice l’apostolo. Il nostro appuntamento è là, ecco perché in questo momento noi qui vogliamo ricordare anche tutti i nostri cari che ci hanno voluto bene e che sono in Paradiso. Con loro siamo la Chiesa, la Chiesa vivente.

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